Storia del Carnevale

03.01.2013 22:23

Benché facente parte della tradizione cristiana, i caratteri della celebrazione carnevalesca hanno origini in festività ben più antiche, come ad esempio le feste romane dei Saturnali (in onore del Dio Saturno padre degli Dei), dei Lupercali (in onore del Dio Pane) e dei Baccanali (in onore del Dio Bacco), che erano espressione del bisogno di un temporaneo scioglimento dagli obblighi sociali e dalle gerarchie per lasciar posto al rovesciamento dell’ordine, allo scherzo ed anche alla dissolutezza.
I Saturnali si svolgevano in Marzo e Dicembre durante l’arco di  circa sette giorni, nei quali gli schiavi diventavano padroni e viceversa, dove il “Re della festa” eletto dal popolo, organizzava i giochi nelle piazze e dove negli spettacoli i gladiatori intrattenevano il pubblico. Negli anni i saturnali divennero sempre più importanti, all’origine infatti duravano solo tre giorni, poi sette finché in epoca imperiale furono portati a quindici.
I Lupercali si svolgevano in Febbraio in ricordo della lupa che allattò Romolo e Remo ed erano considerati feste della fecondità.
I Baccanali si svolgevano lungo le strade della città e prevedevano già l’uso di maschere, tra fiumi di vino e manifestazioni danzanti.
Da un punto di vista storico e religioso il Carnevale rappresentò, dunque un periodo di festa ma soprattutto di rinnovamento, seppur per lo più simbolico, durante il quale il caos sostituiva l’ordine costituito, che però una volta esaurito il periodo festivo riemergeva nuovo o rinnovato e garantito per un ciclo valido fino all’inizio del Carnevale seguente.
Ad ogni modo è durante l’epoca medievale che il Carnevale assume delle connotazioni più precise. Il Carnevale medievale è stato definito dagli storici e sociologi come la “festa dei folli”; si attuavano festeggiamenti trasgressivi, baldorie senza limiti morali e si consumavano lauti pasti. La manifestazione divenne fondamentalmente un rito di purificazione come è provato dalla scena culminante della festa che consiste nel funerale di Re Carnevale, questo senza però perdere il momento trasgressivo di abbandono ai piaceri materiali come viene rappresentato perfettamente dai versi di Lorenzo il Magnifico “chi vuol essere lieto sia di doman non c’è certezza.” tratti dai “CANTI CARNASCIALESCHI”.
In seguito nel corso del ‘600 il Carnevale diventa una festa popolare e le maschere della commedia dell’arte stabilendo sempre più un diretto contatto con la realtà “bassa e volgare”, adottano il linguaggio dialettale popolare della regione d’origine; così il “servo Pulcinella” rappresenta Napoli, il “servo Arlecchino” la regione bergamasca, Pantalone la città di Venezia, Gianduia la società torinese, Meneghino la città di Milano, Rugantino la città di Roma e così via.
Carnevale è di certo un periodo magico di baldoria, durante il quale ci si dimentica dei problemi che la vita ogni giorno ci propone ed è un intervallo che nel calendario Cristiano si colloca tra l’Epifania e la Quaresima e si conclude il giorno di Martedì grasso, che precede il Mercoledì delle ceneri primo giorno di quaresima. Riguardo al significato della parola l’ipotesi più attendibile è quella che il nome derivi probabilmente dal latino “carnem levare” (eliminare la carne), poiché anticamente indicava il banchetto che si teneva l’ultimo giorno di Carnevale, subito prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima.
L’inizio del Carnevale varia da paese a paese, ma generalmente viene festeggiato nelle due settimane che precedono le ceneri. Ancora oggi il Carnevale rappresenta un occasione di divertimento in cui un intero popolo fa baldoria, si dà al travestimento, alla beffa, allo schiamazzo, al ballo, alla musica e ai vari e diversi generi di costumi, di vestiti e mascherine.